Ci sono inizi che assomigliano ben poco a come li avevi immaginati.
Probabilmente desideravi un allattamento semplice, “istintivo”,naturale, invece ti ritrovi a trattenere il respiro appena il tuo bambino si attacca al seno. Se soffri di ragadi, il dolore può essere intenso, frustrante e scoraggiante.
Ma una cosa è importante dirla subito: non significa che devi stringere i denti – magari da sola – e aspettare lo svezzamento (che con ogni probabilità, se non ricevi l’aiuto giusto, verrà, preceduto dall’introduzione della formula di artificiale). Nei primi giorni di allattamento le mammelle e i capezzoli possono essere più sensibili, ma mai esposte a dolore: quando senti un fastidio o addirittura un dolore con la pelle che si screpola o si aprono dei tagli, e il dolore continua a ogni poppata, vale la pena fermarsi e capire perché sta succedendo e quali sono i rimedi.
Mi capita spesso di accogliere donne che nonostante il loro dolore ai capezzoli o alle mammelle si sono sentite dire anche da operatori sanitari come me che andava tutto bene, che l’attacco era corretto. Questo tipo di “assistenza” che quando non sa come essere utile nega il vostro dolore é sempre deleteria, in questo caso specifico potrebbe portare a due conseguenze:
- un dolore che prosegue percepito come inesorabile
- una scarsa trasmissione di latte al bambino (perchè un bambino che si attacca male oltre a provocare dolore, ciuccia peggio).
Entrambe le cose potrebbero facilmente evolvere con una progressiva sostituzione del latte materno con la formula di artificiale che – in questo caso – non è figlia di un desiderio ma di una inadeguata assistenza professionale.
Non sarà una mancanza della madre se non riesce a portare avanti un allattamento che desidera, sarà in questi casi la mancanza di un sistema che fornisca chiarezza e competenza alla donna.
Al contrario ci si trova spesso con un accompagnamento con poche risposte e spesso sbagliate, perchè davvero mi chiedo come si possa – davanti a donne con ragadi sanguinanti, ingorghi, mastiti – affermare che vada tutto bene.
Cosa sono le ragadi al seno e quali sono le cause più comuni
Con “ragadi al seno” si intende, in modo semplice, una lesione della pelle del capezzolo: può sembrare una screpolatura, un piccolo taglio, una fissurazione più o meno evidente.
A volte la vedi subito, altre volte te ne accorgi prima dal dolore: bruciore, fitte all’attacco, fastidio che continua anche dopo la poppata. Un segnale utile da osservare è l’aspetto del capezzolo alla fine del pasto: se esce schiacciato, appiattito o “a punta di rossetto”, può voler dire che durante la poppata è stato compresso in modo non ottimale.
Una delle cause più frequenti è un attacco al seno non abbastanza profondo ed efficace. In pratica, il bambino si attacca, ma il capezzolo resta troppo vicino alla parte anteriore della bocca e viene compresso tra lingua e palato duro, invece di stare più indietro, dove la suzione avverrebbe in modo indolore.
Anche una posizione scomoda, per te o per il neonato, può rendere più difficile un attacco efficace.
In alcuni casi entrano in gioco altri fattori, come un tongue-tie (frenulo linguale corto) che ostacola il movimento della lingua, altre complicazioni a carico dell’apparato buccale oppure un’infezione, per esempio da candida. Anche in questi casi una prima valutazione della tua ostetrica ibclc é determinante.
Cosa fare se hai una ragade al seno?
Quando compaiono le ragadi al seno, una delle paure più comuni è che l’allattamento debba interrompersi, quasi che il dolore, la pelle lesionata o persino un po’ di sangue dal capezzolo siano automaticamente il segnale che qualcosa si è “rotto” in modo definitivo. Nella maggior parte dei casi, però, non è così, perché le ragadi in allattamento non significano che tu debba smettere di offrire il seno o semplicemente introdurre il paracapezzolo con il rischio di peggiorare ulteriormente la trasmissione di latte. ,E’ importante fermarsi, osservare con un’ostetrica ibclc e capire da dove nasce quel dolore, curarlo e come modificare la situazione per non provocare altre ragadi. Non sentirti costretta a sopportare il dolore senza risposte o con risposte parziali. La tua ostetrica ibclc può fare la differenza in questi casi.
Spesso, infatti, quando c’è una ragade al seno, il punto non è resistere o cercare di “stringere i denti”, ma guardare con lucidità e competenza come il tuo bambino si attacca, come correggere l’attacco per evitare che il capezzolo, alla fine della poppata, appaia schiacciato, dolorante o più irritato. Osservate inizialmente se il fastidio compare soltanto all’inizio oppure accompagna tutta la suzione, e se il bambino riesce a restare ben agganciato e a deglutire in modo efficace, perché sono proprio questi piccoli segnali a raccontare molto di ciò che sta accadendo. La tua ostetrica ibclc potrà darti supporto personalizzato per la fase iniziale delle tue difficoltà e invitarti al gruppo mamma bimbo quando il peggio sarà, passato e la fatica della quotidianità con un bebè potrà essere conforto e confronto nella condivisione in un gruppo di altre neomadri con i loro bimbi e bimbe.
Nel frattempo, per non peggiorare una situazione già sensibile e per prenderti cura del capezzolo screpolato con attenzione, può essere utile ricordare alcuni accorgimenti semplici ma preziosi:
- evitare saponi o detergenti aggressivi sul capezzolo;
- Evitare o cambiare spesso le coppette assorbilatte, soprattutto se umide;
- lasciare asciugare il capezzolo all’aria quando possibile;
- preferire reggiseni morbidi, in cotone e non costrittivi;
- non accorciare le poppate solo per “far riposare” il seno, perché questo non risolve la causa del dolore e può interferire con la produzione di latte.
- Far valutare la poppata alla tua ostetrica ibclc che ti mostrerà come correggere l’attacco al seno e se necessario prescriverà un rimedio locale per la guarigione delle ragadi al seno.
È importante capire che togliere il dolore senza correggere l’attacco non scongiura il rischio di ritrovarsi con nuove ragadi dopo pochi giorni: dovrai imparare a correggere un attacco scorretto e a promuovere un buon attacco.
Spesso viene introdotto un paracapezzolo in silicone per gestire il dolore, in quanto provoca un sollievo percepito.
Ciononostante é importante cercare di toglierlo il prima possibile – con l’eventuale aiuto di una ostetrica ibclc – per due motivi: garantire una trasmissione di latte efficace e fare imparare il bambino ad attaccarsi bene senza paracapezzolo.
Infatti – seppur all’inizio appaiono una buona idea – verso i 2/3 mesi dalla nascita il bimbo tende a rifiutare il paracapezzolo, senza però aver imparato ad attaccarsi al seno in altro modo, e questo porta frequentemente alla perdita dell’alattamento al seno.
Va inoltre considerata la sensazione costante del bambino del paracapezzolo in silicone sul palato, sensazione che in assenza di supporti artificiali proverebbe in modo tanto presente solo durante la suzione: generalmente infatti il capezzolo materno non resta turgido ma si estroflette in base alla suzione del bambino. Questa differenza crea nei neonati frustrazione già dopo i primi 7 giorni di utilizzo, ma prima si interviene e più possibilità ci sono si reintrodurre una corretta suzione al capezzolo.
Se attaccare il bambino è troppo doloroso, può essere utile anche spremere il latte manualmente per proteggere la produzione, in attesa di correggere ciò che sta causando l’allattamento doloroso; e anche se può capitare di vedere un po’ di sangue dal capezzolo quando la pelle è fissurata, questo non va banalizzato, perché un capezzolo che sanguina in allattamento è un segnale che merita attenzione, soprattutto se il dolore aumenta, se il seno diventa caldo, arrossato o più dolente del solito, o se compaiono febbre e malessere generale.
In altre parole, con le ragadi al seno si può spesso continuare ad allattare, ma non nel senso di dover sopportare tutto da sole: si può continuare quando si viene aiutate a capire la causa, a proteggere il seno e a rendere la poppata, poco per volta, di nuovo o per la prima volta sostenibile anche per te.
Le ragadi si possono curare?
Quando le ragadi al seno non migliorano, o quando l’allattamento doloroso comincia a occupare sempre più spazio nei tuoi pensieri, nelle poppate e persino nel modo in cui guardi questo inizio con il tuo bambino, chiedere supporto non è un passaggio da rimandare, ma un gesto di cura importante.
Negli anni ho vissuto situazioni in cui una consulenza per l’allattamento o un confronto con un’ostetrica specializzata (e no, purtroppo non tutte le ostetriche e non tutti i pediatri sono formati nel sostegno all’allattamento al seno o hanno il modo e il tempo in ambulatorio di offrire adeguato supporto) hanno davvero fatto la differenza nel chiarire ciò che stava succedendo e nel trovare una strada più serena e sostenibile.
Vale la pena farsi osservare se senti dolore a ogni poppata, se il capezzolo resta screpolato o sanguina, oppure se hai la sensazione che il tuo bambino faccia fatica ad attaccarsi in modo efficace, perché in questi casi il problema difficilmente si risolve limitandosi ad aspettare: a volte una lesione lieve può migliorare se la causa viene corretta presto, ma quando il capezzolo continua a essere sollecitato nello stesso modo la guarigione può rallentare, e la ragade può ripresentarsi o continuare a rendere l’allattamento faticoso e incerto.
Dal momento in cui insorgono, le ragadi in allattamento devono essere osservate e dopo l’inizio delle cure e la correzione dell’attacco insieme alla vostra ostetrica vi potrete aspettare un miglioramento sostanziale nell’arco di circa tre giorni. Il punto è che le ragadi, gli ingorghi, la produzione scarsa di latte e tutti problemi eventuali possibili in allattamento non stanno fermi: si muovono veloci peggiorando se non fate nulla o migliorando se intervenite.
Il mio lavoro, davanti a delle ragadi al seno, è quello di osservare insieme una poppata, valutare posizione e attacco, capire come si comporta il capezzolo alla fine del pasto, ascoltare la vostra anamnesi e i ritmi del bebè, raccogliere dati tra cui il peso e mettere insieme tutti gli elementi utili per individuare la causa più probabile del dolore, perché spesso sono proprio aggiustamenti concreti, mirati e personalizzati a cambiare davvero l’esperienza dell’allattamento, alleggerendo la fatica e aiutandoti a ritrovare fiducia.
Se senti che le ragadi al seno stanno rendendo questo percorso troppo difficile, puoi contattarmi per una consulenza: guarderemo insieme ciò che sta succedendo e capiremo da dove iniziare, con ascolto, competenza e senza lasciarti sola nel dolore.



